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    <title>mammabloGodot</title>
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    <description><![CDATA[reale e femminista]]></description>
    <copyright>(c) http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it</copyright>
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    <lastBuildDate>Mon, 14 May 2012 16:37:32 GMT</lastBuildDate>    
	<pubDate>Mon, 14 May 2012 16:37:32 GMT</pubDate>
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    <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183097"><![CDATA[diario]]></category>
    
    <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183147"><![CDATA[(In)Concilianti]]></category>
    
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    <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=184339"><![CDATA[Duri a morire]]></category>
    
    <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=185558"><![CDATA[Perle di saggezza]]></category>
    
    <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=190408"><![CDATA[Gnomidee]]></category>
    
    

    
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      <title>mammabloGodot</title>
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      <title><![CDATA[Lettera aperta al sindaco Alemanno]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: center"><span style="font-family: Tahoma"><img id="il_fi" border="1" hspace="2" alt="" vspace="2" align="textTop" width="500" height="299" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; padding-top: 8px" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2012/05/alemanno-large.jpg" /></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Gentile Sindaco Alemanno,</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">lei &egrave; il Primo Cittadino di Roma e dovrebbe rappresentare tutti i romani, me compresa. Lei &egrave; anche autorit&agrave; sanitaria locale, tenuto con le altre autorit&agrave; a far rispettare l'articolo 32 della Costituzione, quello che tutela&nbsp;il diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini.<br />
Sabato, signor Sindaco, lei&nbsp;ha sfilato&nbsp;con la fascia tricolore in una Marcia cosiddetta &quot;per la vita&quot; le cui ragioni sono cos&igrave; illustrate </span><span><a href="http://www.marciaperlavita.it/liniziativa/"><span style="font-family: Tahoma"><u>nel sito Internet dedicato</u></span></a><span style="font-family: Tahoma">:<br />
</span><br />
<em>&quot;</em><span style="font-family: Tahoma"><em>Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre pi&ugrave; numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.<br />
Da oltre trent&rsquo;anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l&rsquo;uccisione deliberata dell&rsquo;innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.<br />
La </em></span><span style="font-family: Tahoma"><a href="http://www.marciaperlavita.it/"><em>Marcia per la Vita</em></a></span><span style="font-family: Tahoma"><span style="font-family: Tahoma"><em> &egrave; il segno dell&rsquo;esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell&rsquo;utilitarismo e dell&rsquo;individualismo esasperato, sulla legge del pi&ugrave; forte.<br />
L&rsquo;iniziativa vuole:</em></span></span></span></p>
<ul>
    <li style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>affermare che la vita &egrave; un dono, indisponibile, di Dio;</em> </span></li>
    <li style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>chiedere il Suo aiuto, per una societ&agrave; smarrita;</em> </span></li>
    <li style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>deplorare l&rsquo;iniqua legge 194 che ha legalizzato l&rsquo;uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;</em> </span></li>
    <li style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;</em> </span></li>
    <li style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volont&agrave;&quot;.</em> </span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Dunque, signor Sindaco, sabato lei ha sfilato contro una legge dello Stato aderendo all'interpretazione secondo cui quella stessa legge &quot;ha legalizzato l'uccisione sino a oggi in Italia di 5 milioni di innocenti&quot;. Una legge che, stando a quell'interpretazione che evidentemente lei condivide, avrebbe mandato assolte milioni di madri assassine (l'uccisione presuppone un killer, anzi &quot;una&quot; killer). </span><span style="font-family: Tahoma">Sono affermazioni pesanti, non crede? <br />
<br />
Eppure quella stessa legge pu&ograve; essere letta in un modo molto diverso, semplicemente cambiando prospettiva. Senta questa: la legge 194/1978 &egrave; una legge di civilt&agrave; che riconosce il diritto all'autodeterminazione delle donne. Consentendo l'interruzione volontaria della gravidanza in due casi: entro i primi 90 giorni,&nbsp;quando la donna &quot;accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternit&agrave; comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui &egrave; avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito&quot;;&nbsp;dopo i primi 90 giorni, soltanto &quot;quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna&quot; o &quot;quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna&quot;.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Secondo questa lettura,&nbsp;che sposta il punto di vista dall'embrione e dal&nbsp;feto alla donna portatrice di diritti, la legge 194 ha salvato milioni di donne dalla malattia fisica o psichica. Ha riconosciuto il loro diritto ad autodeterminarsi. Ha sancito il&nbsp;diritto alla &quot;procreazione cosciente e responsabile&quot;, sottolineando il valore sociale della maternit&agrave;. E ha contribuito a eliminare la piaga degli aborti clandestini, proprio attuando&nbsp;quell'articolo 32 della Costituzione che lei &egrave; tenuto a far rispettare. <br />
I risultati sono stati&nbsp;eccellenti. Cito testuale <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1585_allegato.pdf"><u>dall'ultima relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194</u></a>:</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><em>&quot;Nel 2010 sono state effettuate 115.372 IVG (dato provvisorio), con un decremento del 2,7% rispetto al dato definitivo del 2009 (118?579 casi) e un decremento del 50,9% rispetto al 1982, anno in cui si &egrave; registrato il pi&ugrave; alto ricorso all'IVG (234.801 casi).<br />
Il tasso di abortivit&agrave; (numero delle IVG per 1.000 donne in et&agrave; feconda tra 15-49 anni), l&rsquo;indicatore pi&ugrave; accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all&rsquo;'IVG, nel 2010 &egrave; risultato pari a 8,2 per 1.000, con un decremento del 2,5% rispetto al 2009 (8.5 per 1.000) e un decremento del 52,3% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000). Il valore italiano &egrave; tra i pi&ugrave; bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati&quot;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Davanti a questi dati come fa, signor Sindaco, ad annoverare la legge 194 (per&nbsp;non parlare della pillola&nbsp;del giorno dopo)&nbsp;tra gli &quot;strumenti di morte che minacciano la sopravvivenza del genere umano&quot;? Si rende conto della terribile falsit&agrave; di questa affermazione che per giunta trasforma le donne in assassine?<br />
In nessuna frase del manifesto dell'iniziativa &egrave; mai citata la donna come soggetto. Non si sottolinea in nessun passo&nbsp;il dolore che spesso accompagna l'aborto.&nbsp;Si ignora la tragedia personale di chi scopre di dover mettere al mondo un figlio gravemente menomato o malformato. Si getta fango su tutte coloro che hanno&nbsp;esercitato, nel pieno rispetto della legge, la loro libert&agrave; di scelta. <br />
Al contrario, in quel testo si parla di bene e di male, di innocenti (non ancora nati), di cristianit&agrave;, di vita come &quot;dono (indisponibile) di Dio&quot; (altra interpretazione parziale: e gli atei, signor Sindaco, lei non li rappresenta?). L'unico accenno &egrave; al &quot;grembo materno&quot;, come se la nostra funzione di donne e di madri si riducesse ancora a&nbsp;quella di contenitore senza diritti e senza possibilit&agrave; di scelta.</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: Tahoma">Signor Sindaco, sabato scorso lei mi ha offeso due volte. Perch&eacute; partecipando alla marcia non mi ha rappresentato, come la legge le prescrive di fare, e perch&eacute; non mi ha considerato come soggetto di diritti, quale sono.&nbsp;<br />
<br />
Se vuole realmente difendere la vita, signor Sindaco, lavori concretamente per le bambine e i bambini della nostra citt&agrave;. Realizzi pi&ugrave; asili nido: l'Agenzia per il controllo e la qualit&agrave; dei servizi pubblici locali scrive </span></strong><span style="font-family: Tahoma"><a href="http://www.agenzia.roma.it/documenti/monitoraggi/459.pdf"><strong><u>nel rapporto pubblicato a marzo 2012&nbsp;</u></strong></a></span><strong><span style="font-family: Tahoma"> che &quot;a Roma le mamme di pi&ugrave; di 16mila bambini avrebbero volentieri mandato il proprio figlio al nido e ci&ograve; significa che la piena soddisfazione della domanda comporta un ampliamento dell'offerta di oltre il 67% rispetto a quella attualmente garantita dagli esistenti operatori pubblici e privati&quot;. Regolarizzi la situazione delle educatrici precarie delle scuole dell'infanzia per garantire alle nostre figlie e ai nostri figli un servizio stabile e di qualit&agrave;. Liberi le nonne e i nonni dal compito gravoso e gratuito di occuparsi delle nipotine e dei nipotini. Favorisca il lavoro delle madri: ha mai calcolato quanto l'economia cittadina perde ogni volta che una donna rinuncia al suo lavoro perch&eacute; priva di&nbsp;una adeguata rete di sostegno? Si curi del verde pubblico e dell'illuminazione. Non permetta ancora lo scempio dei pullman turistici&nbsp;che invadono selvaggiamente ogni area del centro storico, avvelenando l'aria che le nostre bambine e i nostri bambini respirano.&nbsp;</span>&nbsp;</strong><span style="font-family: Tahoma"><strong>Cominci con i bambini e i giovani maschi un nuovo discorso contro la violenza che li aiuti a diventare uomini rispettosi delle donne.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Per la vita c'&egrave; molto lavoro da sbrigare, signor Sindaco. Ci pensi bene, prima di mettersi in marcia anche nel mio nome.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Manuela Perrone<br />
(una mamma tra tante)</span></p>
<p><span style="font-family: Tahoma">&nbsp;</span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=184339"><![CDATA[Duri a morire]]>
	  </category>
      <pubDate>Mon, 14 May 2012 13:58:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
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		  http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/post/2726255.html
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      <title><![CDATA[E' ora di sfarfalleggiare altrove]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Dopo la farfalla di Belen in mondovisione <a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2012/02/18/a-tutte-le-blogger-italiane/"><u>Marina Terragni ha denunciato&nbsp;ancora </u></a>&quot;una rappresentazione indegna delle donne e del loro corpo e il ricorso a stereotipi umilianti non &egrave; sono solo terreno di coltura di misoginia e violenza, ma svolgono anche la preziosa funzione di tenere le donne al loro posto, negando la loro forza e la loro competenza, indebolendole e infiacchendole&quot;. <br />
E ha lanciato un appello: <strong>&quot;Tutte noi blogger, insieme pur nelle differenze che resterebbero intatte, possiamo costituire la punta di diamante della resilienza a questo meccanismo misogino, vigilando, analizzando, attivandoci insieme per denunciare, stigmatizzare e anche punire, sottraendo consenso&quot;.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><u><span style="font-family: Tahoma"><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/20/non-pensate-alla-farfalla/">Loredana Lipperini ha raccolto l'appello e rilanciato</a></span></u><span style="font-family: Tahoma">: &quot;Ci sono punti che stanno a cuore a tutte e tutti, a <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/"><u>Lorella Zanardo </u></a>come a <u><a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/">Femminismo a Sud</a></u>: identifichiamoli, evidenziamoli, battiamo su questi&quot;.<br />
<br />
La redazione de &quot;La 27esima ora&quot; <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-sulle-donne-cambiate-copione/"><u>ha giustamente chiesto a Gianni Morandi </u></a>di &quot;cambiare copione&quot;, ch&eacute; il Festival &egrave; andato indietro rispetto al Paese. &quot;Sceneggiatura vecchia, troppi sottintesi, troppe battute da caserma&quot;.<br />
<br />
Il fatto &egrave; che non &egrave; soltanto il Festival: &egrave; la televisione, &egrave; la politica. Lo aveva scritto Ida Dominijanni sul &quot;il manifesto&quot;: &quot;C'&egrave; un brutto nodo che stringe questione maschile, questione sessuale e crisi della politica&quot;. Forse &egrave; ora di mettere sul tavolo non o non solo la questione femminile ma anche la questione maschile, come auspica Iaia Caputo nel suo &quot;<a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100265"><u>Il silenzio degli uomini</u></a>&quot; (bellissimo libro di cui riparler&ograve; a breve su questo blog). <br />
Forse &egrave; ora di sfarfalleggiare altrove.</span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=184339"><![CDATA[Duri a morire]]>
	  </category>
      <pubDate>Mon, 20 Feb 2012 10:51:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
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      <title><![CDATA[Di padri perfetti e di rivoluzioni]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><img id="il_fi" border="0" hspace="3" alt="" vspace="3" align="left" width="232" height="238" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; padding-top: 8px" src="http://www.gravidanzaonline.it/imnotizie2/test-di-paternita.jpg" />Stiamo facendo tanto per decostruire il mito della madre perfetta ed ecco che spunta quello del padre perfetto. A tirarlo fuori dal cilindro &egrave;&nbsp;q</span><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/16/news/pap_perfetti-29968225/"><u><span style="font-family: Tahoma">uesto articolo pubblicato oggi su Repubblica</span></u></a>&nbsp;<span style="font-family: Tahoma">che riepiloga i risultati di uno studio di una giovane sociologa appena pubblicato sull'Osservatorio Isfol, la rivista storica dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori. Peccato per&ograve; che il pezzo usi toni trionfalistici&nbsp; (&quot;rivoluzione silenziosa&quot; della paternit&agrave; e della coppia, &quot;sentiero che dall'asimmetria conduce alla simmetria&quot;) del tutto a sproposito, senza contestualizzarli e trasformando un'avanguardia di pochi volenterosi in una tendenza strutturale che l'Italia &egrave; ben lontana dal registrare, purtroppo. Basta leggere <a href="http://www.isfol.it/DocEditor/test/File/2012/Osservatorio%20isfol/05%20Canal.pdf"><u>il testo integrale della ricerca </u></a>per accorgersene.<br />
<br />
Ma andiamo con ordine. <br />
Maria Novella De Luca, l'autrice dell'articolo che pure leggo sempre volentieri, esordisce cos&igrave;:<br />
&quot;C'&egrave; una generazione di uomini - hanno tra i 30 e i 35 anni, vivono nel Centro Nord, hanno buoni titoli di studio, compagne che lavorano e figli molto piccoli - che sta scoprendo e sperimentando giorno dopo giorno un nuovo modo paritario, interscambiabile, concreto e fisico di essere padri, e naturalmente mariti e compagni. Padri &quot;high care&quot;, collaborativi, partecipi, insomma quasi &quot;perfetti&quot;&quot;.<br />
Tracciando l'identikit statistico del padre collaborativo,&nbsp;prima di infilare le interviste di rito a pap&agrave; perfetti o presunti tali, aggiunge:<br />
&quot;Dati che a leggerli bene raccontano anche quanto sono cambiati i sentimenti e le leggi dell'amore all'interno di una coppia, e quanto, anche, l'esplosione dei canoni tradizionali del lavoro stia mutando per sempre la struttura delle giovani famiglie&quot;.<br />
<br />
Scritta cos&igrave;, sembrerebbe che tutti gli uomini tra i 30 e i 35 che hanno le caratteristiche elencate sono padri &quot;high care&quot;. Magari. <br />
Lo studio condotto da Tiziana Canal rivela tutt'altro spaccato e infatti arriva a&nbsp;conclusioni&nbsp;molto meno entusiastiche.<br />
Intanto l'articolo omette un dettaglio fondamentale: l'obiettivo della ricerca non era quello di verificare quanto bravi siano diventati i pap&agrave; italiani ma capire quali fattori possono servire a incoraggiare la condivisione nella cura familiare&nbsp;per far uscire l'Italia dalla grave situazione in cui perdura, che la sociologa puntualmente ricorda:<br />
</span><strong><span style="font-family: Tahoma">- abbiamo tassi di occupazione femminile tra i pi&ugrave; bassi dell'Ue (46 donne occupate su 100);</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">- abbiamo il &quot;delicato fenomeno dell'inattivit&agrave; femminile&quot;: sono molte le donne che lasciano il lavoro in occasione della maternit&agrave; e spesso lo fanno in maniera definitiva;<br />
- la quota di lavoro familiare di cui le donne si fanno carico &egrave; pi&ugrave; impegnativa rispetto agli altri Paesi mentre il contributo degli uomini resta tra i pi&ugrave; bassi al mondo;</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">- l'utilizzo del congedo parentale da parte dei padri italiani &egrave; molto limitato.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Sottolineato il contesto, che la giornalista purtroppo non ricorda neanche velocemente, l'autrice descrive il metodo: Canal ha s&igrave; &quot;basato la sua indagine su&nbsp;seim</span><span style="font-family: Tahoma">ila interviste a donne tra i 25 e i 45 anni&quot;, ma queste interviste non erano originali bens&igrave;&nbsp;appartenenti a un campione&nbsp;usato dall'Isfol per&nbsp;una ricerca sui fattori determinanti l'inattivit&agrave; femminile. Tanto &egrave; vero che delle 6mila intervistate ben 4mila erano inattive. Da questo campione Canal ha ulteriormente estratto le donne sposate o conviventi con figli (4.289) e, in base alle loro dichiarazioni, ha distinto i partner in &quot;high care&quot; o &quot;low care&quot;, collaborativo o non collaborativo.&nbsp;<br />
</span><strong><span style="font-family: Tahoma">E qui arriva la pioggia di omissioni pi&ugrave; gravi dell'articolo:&nbsp;da nessuna parte la giornalista scrive che&nbsp;il 54,6%&nbsp;delle donne ha ancora come partner un low care, che la quota pi&ugrave; alta di high care &egrave; riscontrabile tra gli inattivi e i disoccupati (60%) seguiti dai precari (47%) - come a dire: non lavorano, quindi scoprono la paternit&agrave; - e che, soprattutto, se la &quot;cura dei figli&quot; (concetto che sarebbe utile per&ograve;&nbsp;far esplodere perch&eacute; un conto &egrave; giocare un altro &egrave; vestirli, farli mangiare&nbsp;e addormentarli come suggerisce la giornalista)&nbsp;&egrave; un'attivit&agrave; molto diffusa tra i padri (si va dal 79% dei partner delle donne inattive all'88% delle occupate), cucinare e pulire sono ancora appannaggio quasi esclusivo delle mogli e compagne. In particolare, pulisce il 37,5% dei partner delle occupate e appena il 19,6% di quelli delle inattive. Va un po' meglio con la spesa: la fa il 68% dei partner delle occupate e il 55% di quelli delle inattive. Mentre nelle attivit&agrave; tradizionalmente ritenute maschili, come la gestione amministrativo-finanziaria e quella di affari e rapporti, ecco che gli uomini tornano in quota (vi si dedica oltre il 70% di tutti i compagni).</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">E allora che cosa ha davvero scoperto la ricerca? Non che l'Italia conta qualche nuovo padre collaborativo&nbsp;(l'acqua calda) ma che&nbsp;la mera probabilit&agrave; di avere un compagno high care &egrave; pi&ugrave; alta se la donna lavora (a conferma che se non favoriamo&nbsp;l'occupazione femminile &egrave; matematicamente impossibile vagheggiare di condivisione della cura familiare), se ci sono figli con meno di 3 anni, se si vive al Nord e - udite udite - se la compagna proviene da un contesto in cui le donne lavoravano. &quot;L'aspetto pi&ugrave; interessante - sottolinea la sociologa - &egrave; che la propensione alla cura &egrave; influenzata pi&ugrave; dalle caratteristiche della donna che da quelle dell'uomo&quot;. Pi&ugrave;&nbsp;siamo attive,&nbsp;pi&ugrave; siamo vissute in un tessuto socioculturale paritario, pi&ugrave; abbiamo capacit&agrave; di negoziare con i partner e pi&ugrave;&nbsp;riusciamo&nbsp;a innescare la partecipazione maschile.</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Non a caso la ricerca si conclude con un appello di Tiziana Canal a considerare &quot;il senso e le opportunit&agrave; che gli strumenti legislativi come il congedo di paternit&agrave; obbligatorio possono concretamente offrire alle famiglie. Un congedo obbligatorio pu&ograve; essere un segnale, oltre che uno strumento, per abbattere quella cultura della disuguaglianza che concepisce ancora, in molte aree del nostro paese, una divisione dei ruoli di genere asimmetrica e tradizionale. Inoltre pu&ograve; offrire un'occasione, soprattutto nel nostro Paese, per affrontare il delicato tema della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, poich&eacute; l'aumento dei (bassi) livelli di attivit&agrave; femminile pu&ograve; diventare un obiettivo attraverso il quale si potrebbe perseguire anche l'aumento dei livelli di condivisione familiare da parte dei padri&quot;.</span><span style="font-family: Tahoma"> </span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Peccato,&nbsp;quindi, che invece di&nbsp;raccogliere l'appello e di usarlo per richiamare i drammatici tassi di occupazione e di inattivit&agrave; femminile e i rimedi possibili a partire dal congedo obbligatorio,&nbsp;l'articolo si concluda con un monito di Francesca Zajczyk, sociologa dell'Universit&agrave; Bicocca di Milano molto esperta di questione femminile e per&ograve; in questo caso &quot;fuori contesto&quot;: &quot;Le donne&nbsp;depositarie del potere della maternit&agrave; devono imparare a delegare e lasciare spazio ai padri e ai partner&quot;. &quot;Anche in quella fase primaria della vita di un bambino che le donne, spesso, tendono a tenere tutta per s&eacute;&quot;, aggiunge di suo&nbsp;la giornalista.&nbsp;Come a dire: la colpa &egrave; nostra, delle gelose madri perfette.&nbsp;Capito?</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: Tahoma">Ricapitolando: dobbiamo lavorare quattro volte di pi&ugrave; e cento volte meglio per ottenere gli stessi risultati dei colleghi (e per&ograve; le italiane lavoratrici guadagnano cinque volte meno degli uomini, dato scritto nero su bianco nel </span></strong><span style="font-family: Tahoma"><a href="http://www.istat.it/it/archivio/53075"><strong><u>Rapporto sulla coesione sociale 2011 </u></strong></a><strong>di ministero del Lavoro, Istat e Inps e passato sotto silenzio), dobbiamo &quot;imparare a delegare&quot; mettendoci l&agrave; con santa pazienza a spiegare ai nostri partner che se lavoriamo come e pi&ugrave; di&nbsp;loro devono darci una manina anche a cucinare e a pulire (questo sempre che riusciamo a lavorare, altrimenti&nbsp;a casa ci stiamo noi e tutto resta immutato). E dobbiamo applaudirli - pat pat - se si accorgono, alle soglie del 2012, di quanto &egrave; bello prendersi cura dei propri figli.<br />
<br />
</strong>Perdonatemi ma non ci sto a chiamarla rivoluzione. Le rivoluzioni, quelle vere, <a href="http://www.amb-norvegia.it/News_and_events/Notizie-in-generale/Il-Primo-Ministro-felice-di-vedere-i-colleghi-in-congedo-di-paternita/"><u>sono queste</u></a>.&nbsp;</span>&nbsp;</p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183147"><![CDATA[(In)Concilianti]]>
	  </category>
      <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:32:00 GMT</pubDate>
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		  http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/post/2722486.html
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      <title><![CDATA[L'eurodeputata e le ambiguità irrisolte del movimento]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">C'&egrave; un corto circuito da manuale che sta andando in scena in queste ore su Facebook: il gruppo di &quot;<a href="http://www.senonoraquando.eu/?tag=snoq"><u>Se non ora quando</u></a>&quot;, il movimento che dal 13 febbraio dell'anno scorso d&agrave; voce al disagio delle donne italiane, <a href="http://www.facebook.com/?ref=tn_tnmn#!/photo.php?fbid=10150431787997308&amp;set=p.10150431787997308&amp;type=1&amp;theater"><u>ha condiviso la foto di un'eurodeputata italiana che tiene la sua neonata nella fascia </u></a>mentre vota al Parlamento europeo. Tutti o quasi&nbsp;a esultare: la foto ha ottenuto 26mila &quot;mi piace&quot; e oltre 13mila condivisioni. Senonoraquando ha commentato: &quot;Per una volta ci facciamo bella figura&quot;.<br />
Ma chi &egrave; l'eurodeputata? Me lo sono chiesta subito e ho controllato: trattasi di Licia Ronzulli, nota alle cronache per essere l'organizzatrice delle serate a Villa Certosa e l'addetta alla logistica delle ragazze, e catapultata nell'Olimpo di Strasburgo per queste sue tatticissime &quot;competenze&quot;. <a href="http://affaritaliani.libero.it/politica/licia_ronzulli230910.html"><u>La foto, tra l'altro, risale all'autunno 2010</u></a>. Manco a dire che fosse di stretta attualit&agrave;.<br />
Alle proteste di qualcuna contro l'imbarazzante curriculum, Senonoraquando risponde cos&igrave;: &quot;<span class="commentBody" data-jsid="text">Indipendentemente dalle valutazioni politiche la fotografia &egrave; una bella immagine perch&eacute; rappresenta una donna che pu&ograve; scegliere se lasciare il figlio nato da poco a una baby sitter o portarlo con s&eacute;, in un ambiente dove non sar&agrave; discriminata perch&eacute; si presenta con il figlio. Questo non ha niente a che vedere con la necessit&agrave; di avere asili nido per le madri che devono lavorare. Qui si sta parlando della possibilit&agrave; di scegliere&quot;.<br />
<br />
La teoria &egrave; condivisibile ma il riferimento alla &quot;bella immagine&quot; in astratto mi ha fatto riflettere parecchio: ragionare per immagini e non per sostanza &egrave;&nbsp; tipico di ci&ograve; che secondo me le donne italiane devono combattere. Il mio commento &egrave; stato il seguente: &quot;<span class="commentBody" data-jsid="text">Mi rammarica molto che Senonoraquando stia dando risalto a una &quot;bella immagine&quot; dimenticando la sostanza: Licia Ronzulli era l'organizzatrice delle serate a Villa Certosa e l'addetta alla logistica delle ragazze. Sono queste le &quot;competenze&quot; per le quali &egrave; stata catapultata a Strasburgo a rappresentarci. Vogliamo badare all'immagine o alla sostanza? Io credevo che Snoq si battesse proprio per rovesciare il paradigma che ci vuole inchiodate alle immagini, qualunque esse siano&quot;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Mi pare evidente che all'interno del movimento permangano grosse contraddizioni. Nodi cruciali irrisolti. Non poteva esserci metafora pi&ugrave; efficace di questa foto. Ma bisogna essere capaci di andare oltre l'immagine.&nbsp;</span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183147"><![CDATA[(In)Concilianti]]>
	  </category>
      <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:52:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
      <item>
      
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      <title><![CDATA[Confessioni di una mamma storta]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><img hspace="2" vspace="2" align="left" style="width: 238px; height: 355px" alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22546/picasso-femme-tenant-un-livre-1932.jpg" />Ho un debole per le&nbsp;mamme esagerate, quelle che non rinunciano alle super scollature anche se hanno appena partorito, che esibiscono l'ombelico insieme ai rotolini di ciccia, che dondolano sui tacchi 12 spingendo passeggini al parco, che non vogliono sentirsi escluse dal gioco della seduzione. Sono vitali, anche se a qualcuno paiono ridicole: mi danno l'impressione che la maternit&agrave; non le abbia stravolte. Sono quelle che inorridiscono davanti ai parrucchieri che&nbsp;dicono: &quot;Oh, adesso vuoi un bel taglio da mamma?&quot;. Come se l'arrivo di un figlio dovesse necessariamente accompagnarsi alla negazione della&nbsp;femminilit&agrave; e indurre le donne a improvvise inversioni a U sulla strada della loro identit&agrave;.<br />
<br />
Ma adoro anche le mamme che se ne fregano. Dei capelli, dei tacchi e dei vestiti. Quelle che della praticit&agrave; avevano fatto uno stile di vita ben prima di diventare madri e che quindi adesso godono di un vantaggio di partenza. Sono scattanti, sportive, veloci. Sanno organizzare perfettamente il tempo per s&eacute; e per i pupi. Non si perdono in chiacchiere futili, badano al sodo. E si divertono con poco.<br />
<br />
Ammiro le madri che riescono a parlare poco dei propri figli: a volte mi sembra un segno di rispetto nei confronti di queste vite &quot;altre&quot; che abbiamo messo al mondo e dei nostri interlocutori, un modo per marcare le distanze, un benefico disegno dei&nbsp;confini. &quot;Non devi immedesimarti in lui&quot;, mi ha rimproverato la mia, di mamma, mentre mio figlio stava male. &quot;Cos&igrave; non gli servi a niente&quot;. Ha ragione ma io non ci riesco.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Mi piacciono le madri calme e sicure, che non perdono la pazienza, parlano lentamente e a voce bassa, accarezzano i figli soltanto guardandoli. La saggezza &egrave; un dono di pochi eletti e i bambini la intuiscono subito, con la velocit&agrave; con cui&nbsp;li vedi spalancare gli occhi e la bocca davanti a una sorpresa. Le mamme sagge sanno mantenere la freddezza nelle situazioni difficili e sono capaci di essere autorevoli senza essere autoritarie. Un talento raro. Quando le incontro penso sempre a quella mamma del film &quot;Titanic&quot; che mentre la nave affondava, anzich&eacute; tentare un'inutile fuga, si&nbsp;era chiusa in cabina con i suoi bambini e li aveva fatti addormentare leggendo loro una favola.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Ci sono delle madri che sono le vere eroine dei nostri tempi, altro che le &quot;super mamme&quot; in carriera che intervistiamo sui giornali perch&eacute; ci spieghino&nbsp;come fanno a conciliare famiglia e lavoro.&nbsp;Donne che allevano i figli senza nessun aiuto. Mamme di bimbi autistici e disabili che&nbsp;combattono ogni giorno, costrette a ingoiare i rospi della burocrazia, di&nbsp;servizi carenti o assenti, di ingiustizie&nbsp;clamorose.&nbsp;&nbsp;Spesso hanno coraggio e grinta da vendere, a volte sono sopraffatte dal dolore. Ma a me sembrano sempre fiere e speciali, come le mie nonne che subito dopo la guerra hanno cresciuto quattro e cinque figli ognuna.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Starei ore a osservare le altre mamme, forse perch&eacute; sono cos&igrave; lontane, tutte, dai clich&eacute; sulla maternit&agrave;. Sar&agrave; che io mi sento sempre storta, inadeguata. Sar&agrave; che, nonostante gli sforzi,&nbsp;proprio non ci so fare: non ho la spavalderia per fingere di essere quella che ero ma neppure la sicurezza di sapere chi sono diventata.&nbsp;Altro che modello, altro che &quot;natura&quot;: per me la maternit&agrave; &egrave; un viaggio faticosissimo nell'ignoto. Nel mondo esterno e nei meandri pi&ugrave; oscuri di me stessa.<br />
Non ditelo ai miei figli: temo che purtroppo la&nbsp;gnoma e l'elfo in qualche modo&nbsp;lo sappiano gi&agrave;. </span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183097"><![CDATA[diario]]>
	  </category>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 14:21:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
      <item>
      
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      <title><![CDATA[Il tutto dal nulla]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><img border="1" hspace="2" vspace="2" align="left" width="207" height="274" alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22546/cuccioli.jpg" />Vedo in lei le ossa grandi di suo padre, gli occhi enormi e luminosi di mia sorella. Vedo&nbsp;la sottigliezza dei miei capelli e il colore ambrato di quelli del suo pap&agrave;, i miei scatti di nervosismo e la sua dolcezza, la mia emotivit&agrave; e la sua pigrizia. Vedo la curiosit&agrave; divorante verso gli altri che animava le mie giornate e la stessa paura che le rovinava. Vedo l'ottimismo di suo padre, &quot;mamma, passa subito&quot; (quando mi faccio male), &quot;non preoccuparti, adesso voler&agrave; di nuovo&quot; (detto di una rondine moribonda sul balcone della casa al mare), &quot;ma scende nonno dal cielo o andiamo noi da lui?&quot; (a proposito del nonno che purtroppo non ha conosciuto).</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Vedo lo smarrimento che le si dipinge in volto quando non ha elementi per valutare una situazione nuova e riconosco la sua felicit&agrave; dai sussulti balbettanti con cui la esprime. Vedo quello che lei non sa ancora chiamare &quot;gelosia&quot;, le piccole ripicche, la rabbia scatenata altrove. Vedo l'amore pacato e sereno che nutre verso il suo pap&agrave; e quello morboso e a volte feroce che mi riserva. Vedo la sua estrema complessit&agrave;, evidente sin dal giorno in cui &egrave; venuta al mondo, e mi si stringe il cuore. Vedo la sua bellezza magnetica, che incanta e sorprende chi la guarda, che non deriva da nessuno di&nbsp;noi,&nbsp;che &egrave; un dono di chiss&agrave; quale fortunata combinazione genetica, come i suoi ricci. <br />
<br />
</span><span style="font-family: Tahoma">Vedo in lui la bocca carnosa e larga di mia madre, lo stesso naso ricurvo, gli stessi occhi pungenti, soltanto ancora pi&ugrave; grandi.&nbsp;Le fattezze dominanti che da&nbsp;mio nonno si sono trasmesse&nbsp;con poche variazioni&nbsp;a mia madre, ai suoi fratelli, a me e ai miei cugini. Vedo il loro sonno profondo, la comunicativit&agrave;, la semplicit&agrave;,&nbsp;la capacit&agrave; di sintonizzarsi sulle lunghezze d'onda degli altri. Vedo la concentrazione con cui studia questo mondo tutto nuovo, aliena sia a me sia al padre. Vedo l'aggressivit&agrave; scatenata dalla fame, che ha qualcosa di ancestrale, e la soddisfazione immediata quando viene placata. Vedo il sorriso franco e leale e mi auguro che la vita glielo lasci. Vedo la tenerezza che sua sorella non mi ha mai concesso in modo esplicito, l'ebbrezza della testolina abbandonata sulla mia spalla quando &egrave; stanco, lo sciogliersi delle sue fatiche sul mio corpo. Non riesco a non vedere pi&ugrave; lo sguardo sparuto dei giorni in cui &egrave; stato male,&nbsp;il terrore dell'indicibile.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Li ho visti nascere dal nulla, e sono diventati tutto. </span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183097"><![CDATA[diario]]>
	  </category>
      <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 12:27:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
      <item>
      
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      <title><![CDATA[Il diritto dei nostri bimbi a un'aria pulita]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Essere genitori significa anche essere pi&ugrave; attenti all'ambiente in cui viviamo. Perch&eacute; se l'aria che respiriamo &egrave; avvelenata, un conto &egrave; respirarla noi, tutt'altro &egrave; farla respirare a neonati e bambini.<br />
Gli allarmi in questo senso ormai si sprecano: segnalo per tutti<u><a href="http://www.pumpacp.blogspot.com/">il blog dei Pediatri per un mondo possibile</a></u>, gruppo di specialisti dell'Associazione culturale&nbsp;pediatri&nbsp;che <u><a href="http://quaderniacpnews.blogspot.com/2009/12/appello-dei-pediatri-acp-per-un-mondo.html">da anni tenta di sensibilizzare sul tema</a></u>. Chiunque abbia un figlio asmatico, chiunque abbia avuto un neonato colpito da bronchiolite (patologia &quot;inspiegabilmente&quot; in fortissimo aumento negli ultimi anni), me compresa,&nbsp;sa quali sono gli effetti che l'inquinamento ambientale delle nostre citt&agrave; pu&ograve; causare su sistemi immunitari ancora immaturi come quelli dei nostri bambini.<br />
</span><span style="font-family: Tahoma"><br />
Che cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per migliorare la situazione?<br />
Protestare, intanto. Contro gli abusi e l'assenza di regole, innanzitutto. E' quello che stiamo facendo a Roma, tempestando di mail gli amministratori perch&eacute; vietino ai pullman turistici l'ingresso nel centro cittadino. Questi bisonti fumanti riempiono ormai ogni angolo della Capitale, come non accade in nessun'altra citt&agrave; europea.</span><span style="font-family: Tahoma"> <u><a href="http://www.miglioraroma.com/2011/09/fuori-i-pullman-turistici-dalla-citta.html">Qui trovate le istruzioni per il mailbombing</a></u>, per il quale vi chiedo di spendere cinque minuti del vostro tempo. </span><u><span style="font-family: Tahoma"><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/10/news/tempesta_di_mail_sul_campidoglio_attacco_online_contro_i_bus_turistici-22959275/">Oggi ne ha parlato anche Repubblica.it</a><br />
</span></u><span style="font-family: Tahoma"><br />
Possiamo inoltre tentare di riappropriarci degli spazi di cui ci hanno derubato. Delle strade e delle piazze cittadine, in cui i nostri genitori e i nostri nonni sono cresciuti e&nbsp;&nbsp;<u><a href="http://www.acp.it/blog/sole24ore_whd_acp.pdf">da cui ormai i bimbi sembrano espulsi.</a></u> Ma sono sempre i pediatri dell'Acp ad ammonire: &quot;Non avere bambini per le strade significa non impegnarci per rendere le nostre citt&agrave; fruibili per tutti, dai giovani agli anziani, ai disabili&quot;. Significa che questo non &egrave; un Paese per vecchi e neanche per bimbi. Ma allora per chi &egrave;? O meglio: che Paese &egrave;?<br />
<br />
Possiamo anche ricordarci di piccole cose: lasciare l'auto a casa tutte le volte in cui &egrave; possibile. Non sostare con il motore acceso. Usare soprattutto i garage sotterranei. Camminare di pi&ugrave; con i nostri bimbi scegliendo le zone con meno traffico e i momenti del giorno in cui le concentrazioni di polveri sottili sono minori. Non girarsi dall'altra parte. E magari indignarsi attivamente davanti alle assurdit&agrave;. Come il <u><a href="http://www.un.org/en/ga/president/65/issues/ncdiseases.shtml">summit delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili </a></u>(malattie respiratorie, tumori, patologie dell'apparato cardiocircolatorio), di cui si &egrave; detto tanto in termini entusiastici senza sottolineare il non trascurabile dettaglio che, tra i fattori di rischio segnalati nella dichiarazione finale&nbsp;come i nemici&nbsp;giurati da combattere a livello planetario, <u><a href="http://www.favo.it/news/798-propositi-silenzi-nazioni-unite">compaiono i soliti fumo, obesit&agrave;, sedentariet&agrave; e cattiva alimentazione ma non - udite udite - l'inquinamento ambientale</a></u>. Il messaggio &egrave; sottile e perverso: se ci ammaliamo &egrave; colpa nostra, del nostro stile di vita. Ci&ograve; che mangiamo e ci&ograve; che respiriamo non &egrave; affare dei Governi del mondo. I loro affari sono ben altri. Quelli s&igrave;, intoccabili.&nbsp;</span>&nbsp;</p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183097"><![CDATA[diario]]>
	  </category>
      <pubDate>Mon, 10 Oct 2011 15:04:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
      <item>
      
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      <title><![CDATA[La perfezione non esiste ma ce la chiedono]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><img hspace="3" vspace="3" align="left" width="223" height="300" alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22546/perfect-mom.jpg" />Ho capito che il tratto distintivo dell'essere una mamma italiana degli anni Duemila &egrave; uno: l'uragano di&nbsp;richieste contraddittorie che la investe, a livello esplicito e implicito.</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Deve lavorare, un po' perch&eacute; altrimenti non si campa, un po' perch&eacute; qualcuna fortunatamente ancora crede&nbsp;all'importanza dell'emancipazione - importanza&nbsp;per s&eacute;, per i propri figli e&nbsp;per la societ&agrave;&nbsp;- e dell'autorealizzazione al di fuori delle pareti domestiche. <br />
Per&ograve; deve anche allattare al seno (a richiesta e non a orari), come si faceva una volta, prima dell'avvento di omogeneizzati e latti in polvere: il latte materno &egrave; indubbiamente pi&ugrave; salutare e benefico, sempre che non si viva <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_21/fumo_diossina_3e4495ce-9f40-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml"><u><span style="font-family: Tahoma">ai Tamburi di Taranto</span></u></a><u>&nbsp;</u>o<span style="font-family: Tahoma">&nbsp;</span> accanto a una discarica.</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Per&ograve; non deve trascurare la casa perch&eacute; i lavori domestici, checch&eacute; se ne dica e nonostante le colf (altre donne), sono ancora compito suo: lo sottintendono le nonne, lo suggeriscono gli spot di detersivi ed elettrodomestici, lo pensano in fondo anche i mariti pi&ugrave; illuminati.<br />
Per&ograve; deve anche trascorrere una quantit&agrave; adeguata di tempo con i suoi bimbi, perch&eacute; - tutte frasi che sento e risento con le mie orecchie - &quot;io tutte quelle tate al parco proprio non le posso vedere&quot;, &quot;come la mamma non c'&egrave; nessuna:&nbsp;non si possono lasciare i figli a un'estranea&quot;, &quot;deve fare la madre, non pensare al lavoro&quot;, &quot;cos&igrave; piccolo gi&agrave; al nido?&quot;, sempre che il nido esista, &quot;ma allora che&nbsp;li hai fatti a fare i figli?&quot;&nbsp;e cos&igrave; via in un crescendo di amenit&agrave; fuori dalla realt&agrave;.<br />
Per&ograve; deve essere anche bella, magra e&nbsp;sexy come le nuove mamme <a href="http://giovannacosenza.files.wordpress.com/2011/03/dove-va-oggi-la-pubblicita-giovanna-cosenza.pdf"><u>della pubblicit&agrave; </u></a><u>e della Tv</u>, come vuole il diktat del corpo perfetto imperante nel ventennio berlusconiano, altrimenti &quot;come &egrave; diventata grassa e sciatta con la maternit&agrave;&quot;, &quot;perch&eacute; stai rinunciando alla tua femminilit&agrave;?&quot;, &quot;erano cos&igrave; belli i tuoi capelli lunghi&quot;.<br />
Per&ograve; deve coccolare suo marito, che poverino si &egrave; sentito trascurato dopo la nascita dei figli e poi &quot;se se ne vanno con un'altra, questi mariti,&nbsp;&egrave; pure colpa vostra&quot; (sempre sentito con le mie orecchie).</span><br />
<span style="font-family: Tahoma">Per&ograve; deve parlare con le maestre (altre donne), fissare le visite dal pediatra,&nbsp;dare tutte le dritte a baby sitter e colf perch&eacute; non sbaglino un colpo, decidere cosa mangiare (sano o bio) a pranzo e a cena, preparare gli zaini, scegliere l'abbigliamento del giorno, predisporre piani alternativi in caso d'emergenza (se il bimbo si ammala, se la tata si ammala o d&agrave; forfait). Ed &egrave; fortunata se non deve badare pure&nbsp;alla spesa e alla contabilit&agrave; casalinga (bollette, scadenze).<br />
Deve lavorare, dicevamo. Nei ritagli di tempo, con la testa altrove, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Lavoro-Istat-in-2010-retribuzioni-donne--20-rispetto-uomini_312047657459.html"><u>a stipendi puntualmente pi&ugrave; bassi dei suoi colleg</u>hi</a>, con poche o nulle prospettive di carriera.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">D'accordo, forse ho esagerato. Conoscerete decine di mariti che dividono equamente il lavoro domestico con le mogli, decine di mamme cui non importa nulla di essere belle, magre e sexy, decine di donne che della carriera se ne infischiano (dev'essere per questo che </span><a href="http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_08/donne-lavoro-italia-rcd_21a6653c-2a9a-11df-8ae4-00144f02aabe.shtml"><u><span style="font-family: Tahoma">lavorano soltanto 46 italiane su 100</span></u></a><span style="font-family: Tahoma">, vero?).<br />
Per&ograve; mi dovete spiegare perch&eacute;, invece, io vedo una moltitudine di&nbsp;mamme acrobate finite sotto il fuoco incrociato di troppi franchi tiratori. Madri costrette a tripli e quadrupli salti mortali per far quadrare il cerchio della famiglia. Madri stanche, troppo stanche anche per protestare. Come se i nuovi ruoli fossero incompiuti e i vecchi ossessivamente presenti, come se il prezzo della tanto decantata parit&agrave; fosse interamente sulle nostre spalle. <br />
La perfezione non esiste, ma vi assicuro che ce la chiedono.</span>&nbsp;</p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=184339"><![CDATA[Duri a morire]]>
	  </category>
      <pubDate>Thu, 22 Sep 2011 12:12:00 GMT</pubDate>
      </item>
    
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      <title><![CDATA[Non balie, "soltanto" madri]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma"><img border="1" hspace="2" vspace="3" align="left" width="236" height="213" alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22546/frida.jpg" /><span style="color: #000000">Dopo due gravidanze in tre anni, un anno, l'ultimo, difficilissimo, una gnoma di tre anni e un elfo di otto mesi posso dirlo con cognizione di causa e l'ho appena detto a commento del </span><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/09/12/oh-io-sono-solo-la-balia/"><span style="color: #000000">post di Loredana Lipperini</span></a></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Tahoma">: essere madri ed essere padri &egrave; una sfida. Non c&rsquo;&egrave; spazio per supereroine e supereroi, men che mai per la perfezione. Anzi: direi che maternit&agrave; e paternit&agrave; sono il banco di prova della capacit&agrave;, propria e della coppia, di &quot;reggere&quot; davanti all&rsquo;incertezza e alla complessit&agrave;. La questione su cui riflettere non riguarda la patologia della maternit&agrave; o della paternit&agrave; (in cui rientrano i casi di abbandono, le distrazioni fatali, gi&ugrave; gi&ugrave; fino agli abusi e agli infanticidi) ma la sua fisiologia oggi. Perch&eacute; le contraddizioni sono troppe per non soffermarsi a osservarle.<br />
Partiamo dall&rsquo;allattamento, che &egrave; il tema del post della Lipperini. Siamo tutti d&rsquo;accordo sul fatto che il latte materno &egrave; migliore, pi&ugrave; salutare e a minor impatto ambientale. Ma l&rsquo;esaltazione delle sue qualit&agrave; indiscutibili non pu&ograve; tornare a ritorcersi contro le donne. Perch&eacute; allattare non &egrave; una passeggiata: significa donare interamente corpo e tempo alla propria figlia o figlio, essere disponibili 24 ore su 24 a soddisfare i suoi bisogni, prestare attenzione alla dieta, rinunciare ad abitudini poco salutari (fumo e alcol). Tutto ci&ograve; all&rsquo;indomani di un evento sconvolgente come il parto.<br />
Una madre che allatta andrebbe quindi sostenuta, per esempio lasciandola riposare non appena sua figlia o suo figlio si addormentano, andrebbe sgravata dagli altri compiti, aiutata nelle mansioni domestiche, e invece - ecco la prima contraddizione - nella maggior parte dei casi deve anche pensare all&rsquo;organizzazione della casa e della famiglia. Perch&eacute;? Perch&eacute; il padre lavora, altro che &ldquo;ruolo di accudimento della madre&rdquo; (ricordo che in Italia l&rsquo;astensione obbligatoria dal lavoro &egrave; possibile soltanto per le madri e l&rsquo;astensione facoltativa, che &egrave; retribuita al 30% e quindi in tempi di crisi molto poco appetibile, riguarda una trascurabile percentuale di padri).<br />
Non solo: la mamma che allatta ha in genere attorno a s&eacute; un codazzo di persone (nonni, amici, conoscenti) improvvisamente espertissime di alimentazione neonatale, sempre pronte a osservare che la bimba o il bimbo non mangia abbastanza, a instillarle dubbi e paure, a farla sentire l&rsquo;unica responsabile della crescita del piccolo. E per giunta la suddetta neomamma vive in un Paese in cui alle donne si richiede di essere magre, sorridenti, piacenti e sexy.<br />
Seconda contraddizione, che richiama la prima: l&rsquo;Organizzazione mondiale della sanit&agrave; sostiene che il latte materno dovrebbe essere l&rsquo;alimento esclusivo assunto dal neonato fino a sei mesi compiuti e che la modalit&agrave; di allattamento ideale &egrave; quella &ldquo;a richiesta&rdquo;. Benissimo! Facciamo due conti, per&ograve;: la madre italiana lavoratrice, che va in maternit&agrave; due mesi prima del parto, dovrebbe rientrare quando la figlia o il figlio hanno tre mesi con il diritto a usufruire di una pausa di due ore per l&rsquo;allattamento fino al compimento del primo anno di vita del figlio. Due ore? Ma se l&rsquo;allattamento &egrave; a richiesta, dunque senza orari, come si fa a tornare in ufficio, che magari dista un&rsquo;ora da casa? &quot;Ci si pu&ograve; tirare il latte&quot;, dicono quelli che non hanno mai provato un tiralatte. La soluzione pi&ugrave; praticabile &egrave; in realt&agrave; quella di stare a casa altri mesi, pagando il prezzo di uno stipendio tritato e di un ulteriore periodo di assenza dal lavoro. Oppure quella di ricorrere al biberon, vincendo i sensi di colpa e accettando di piombare nel girone delle &ldquo;madri imperfette&rdquo;.<br />
</span><strong><span style="font-family: Tahoma">Io credo che la magia contemporanea della maternit&agrave; risieda altrove, negli stessi meandri ancora poco esplorati in cui si annida la magia della paternit&agrave;: certe famiglie oggi sono luoghi di negoziazione continua, esperimenti a cielo aperto. Per questo ogni appello alla presunta naturalit&agrave; di certi comportamenti mi sembra ideologico e conservatore: fornisce soltanto l&rsquo;ennesimo alibi agli uomini per sottrarsi in casa ai nuovi compiti che la complessit&agrave; dell&rsquo;organizzazione familiare richiede loro e per giustificare una separazione dei ruoli che non pu&ograve; pi&ugrave; esistere. A meno che, come molti vorrebbero, le donne non tornino tra le mura domestiche, anche metaforicamente (nel senso di tornare alla funzione esclusiva di accudimento della prole e del compagno). A meno che non ritornino balie.<br />
Banalmente io vorrei invece due cose: che i padri stiano obbligatoriamente a casa dopo il parto come le madri e che si smetta, in nome della Natura, di pretendere dalle donne, madri o no, ci&ograve; che non si pretende dagli uomini.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="color: #000000"><span style="font-family: Tahoma">Immagine: &quot;La mia balia ed io&quot;, Frida Kahlo, 1937</span></span></em></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183147"><![CDATA[(In)Concilianti]]>
	  </category>
      <pubDate>Mon, 12 Sep 2011 13:17:00 GMT</pubDate>
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		  http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/post/2570866.html
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      <title><![CDATA[Al bando i biberon con bisfenolo A]]></title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Tahoma">Da anni alcune associazioni stavano combattendo la loro battaglia contro il bisfenolo A, sostanza plastica molto amata dai produttori di biberon ma purtroppo fortemente sospettata di essere nociva per l'organismo umano e per lo sviluppo cerebrale dei bimbi (e infatti gi&agrave; vietata in Usa, Canada e Australia). Ieri, finalmente, l'Unione europea <a href="http://www.corriere.it/salute/10_novembre_26/biberon-bisfenolo-bando-europa_b33e773a-f963-11df-a6ac-00144f02aabc.shtml">ha deciso di metterli al bando</a>: la produzione sar&agrave; vietata a partire dal 1&deg; marzo 2011, la commercializzazione dal 1&deg; giugno.<br />
Nonostante l'atteggiamento finora ambiguo delle autorit&agrave; europee, <a href="http://www.efsa.europa.eu/it/ceftopics/topic/bisphenol.htm">Efsa in testa</a>, in Francia e in Inghilterra da tempo sono in commercio biberon privi di bisfenolo A. In Italia, invece, ovviamente solo adesso cominciano a vedersene. Io ho mandato mia cugina, che fa il chirurgo a Parigi, a comprarne qualcuno per noi... lei ha chiesto esplicitamente biberon Avent senza bisfenolo A e la commessa le ha risposto: &quot;Ma saranno anni che non vendiamo biberon col bisfenolo!&quot;. E' seguita la classica aria da cane bastonato dell'italiano all'estero che si sente trattato da zulu.<br />
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Ora vi chiedo: quante di voi erano informate? quante hanno usato ignare biberon Avent o Chicco con bisfenolo? Io con la gnoma s&igrave;. Perch&eacute; cercavo, non trovavo alternative e mi rassegnavo. L'Italia da qualche tempo a questa parte &egrave; diventata il mercato di scarto, quello su cui i produttori pi&ugrave; scaltri riversano le loro merci che altrove nessuno vorrebbe (&egrave; successo con i biberon cos&igrave; come con il vaccino adiuvato contro l'influenza A). La scarsa sensibilit&agrave; e la scarsa forza delle associazioni dei consumatori, insieme con la scarsissima trasparenza, danneggiano tutti. I nostri bimbi in particolare.<br />
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Qui (<a href="http://www.babygreen.it/2010/11/guida-ai-biberon-bpa-free-senza.html">http://www.babygreen.it/2010/11/guida-ai-biberon-bpa-free-senza.html</a>) trovate una guida ai biberon senza bisfenolo. Non &egrave; mai troppo tardi.</span></p>]]></description>
      <!--<author>bloGodot</author>!-->
      <category domain="http://mammabloGodot.ilcannocchiale.it/?id_blogrub=183097"><![CDATA[diario]]>
	  </category>
      <pubDate>Sat, 27 Nov 2010 10:27:00 GMT</pubDate>
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